Investimenti finanziari delle imprese

 

 

Negli ultimi anni molte società di capitali hanno investito le eccedenze finanziarie in strumenti – a partire da buoni del tesoro, azioni, obbligazioni e fondi comuni di investimento – il cui trattamento fiscale (e contabile) non è facilmente individuabile, sia in riferimento alla percezione di proventi che in ambito valutativo e realizzativo, a causa di un Tuir fatto di continui rinvii a numerosi articoli e che richiede di essere ulteriormente coordinato con altre norme.

 

 

TIPOLOGIE E CLASSIFICAZIONI 

 

Cercando di semplificare, si può evidenziare come la fiscalità di questi investimenti vari essenzialmente in base alla tipologia (partecipazioni/altri titoli) e alla classificazione in bilancio (immobilizzazioni/attivo circolante).

 

In base all’articolo 2424-bis, comma 1, del Codice civile i titoli «destinati ad essere utilizzati durevolmente» vanno iscritti nelle immobilizzazioni finanziarie BIII) in alternativa all’attivo circolante CIII).

 

 

I principi contabili su titoli di debito (Oic 20, paragrafo 20) e partecipazioni (Oic 21, paragrafo 10) prevedono l’iscrizione nelle immobilizzazioni finanziarie quando, oltre all’effettiva capacità della società di detenere i titoli per un periodo prolungato, l’investimento è destinato – in ragione della volontà della direzione aziendale – a permanere durevolmente nel portafoglio.

 

 

 

Investimenti finanziari Aldo Cadau Studio Cadau Cagliari

 

 

Le differenti categorie di titoli sono invece individuate dall’articolo 85, comma 1:

 

  • azioni/quote (lettera c),
  • titoli similari (lettera d),
  • obbligazioni e altri titoli in serie o di massa diversi dalle azioni (lettera e): ampia categoria nella quale rientrano anche i fondi comuni di investimento (Abi, parere 476/1999; Entrate, interpello 956-347/2018).

 

Per le obbligazioni (compresi i titoli di Stato) gli interessi attivi concorrono a formare il reddito di impresa, secondo il principio di competenza, e richiedono pertanto di rilevare il rateo interessi per le cedole a cavallo d’anno.

 

In base al principio di competenza andranno altresì rilevati anche i premi di emissione (e di negoziazione) con applicazione del costo ammortizzato se rileva.

 

VALUTAZIONI E SVALUTAZIONI 

 

Da un punto di vista valutativo le obbligazioni e gli altri titoli, quando classificati nell’attivo circolante, vanno valutati al minore tra il costo e (articolo 94, comma 4, Tuir):

 

  • per i quotati, i prezzi rilevati nell’ultimo giorno dell’esercizio ovvero la media dell’ultimo mese;
  • per i non negoziati, il valore normale (articolo 9, comma 4 lettera c, Tuir).

 

La rettifica di valore del titolo per riallineamento al valore di mercato è deducibile.

 

 

Le eventuali svalutazioni (così come i successivi ripristini di valore) risultano deducibili (imponibili) anche quando i titoli sono classificati tra le immobilizzazioni, con la differenza, per i quotati, che il costo va raffrontato con la media dei prezzi rilevati nell’ultimo semestre (articolo 101, comma 2).

 

Per quanto riguarda il costo, questo deve essere assunto al lordo degli oneri accessori con esclusione degli interessi passivi (articolo 110, comma 1, lettera b); per l’acquisto di titoli in valuta, si farà riferimento al tasso di cambio applicato il giorno dell’acquisto, non rilevando le variazioni successive (articolo 110, comma 3, Tuir).

 

 

In caso di più acquisti la valutazione deve avvenire sulla base del costo specifico o del Lifo a scatti annuali con la possibilità tuttavia, trattandosi di beni fungibili, di essere valutati con criteri forfettari alternativi al costo, quali costo medio ponderato, Fifo o Lifo (risoluzione 78/E/2013).

 

 

Una particolarità riguarda i fondi comuni di investimento ed è correlata all’applicazione della ritenuta che – al contrario di quanto avviene con dividendi, interessi e plusvalenze su altri titoli – viene effettuata, a titolo d’acconto, anche quando il percettore opera in regime di impresa.

 

Poiché la ritenuta è calcolata sulla differenza fra il corrispettivo percepito per cessione, rimborso o liquidazione della quota e il suo costo medio ponderato, anche l’investitore avrà interesse a utilizzare lo stesso metodo per evitare disallineamenti in fase di scomputo della ritenuta.

 

 

Aldo Cadau Investimenti Finanziari Studio Cadau Commercialisti Cagliari

 

 

IN SINTESI 

 

I titoli in bilancio

 

La diversa classificazione in bilancio determina conseguenze fiscali per le azioni e altri titoli in portafoglio.

 

I titoli sono iscritti tra le immobilizzazioni finanziarie invece che nell’attivo circolante quando l’investimento è destinato – in ragione della volontà della direzione aziendale – a permanere durevolmente nel portafoglio e la società ha l’effettiva capacità di detenere i titoli per un periodo prolungato.

 

Le ritenute dei fondi comuni

 

La valutazione dei titoli, beni fungibili, può essere effettuata – oltre che al costo specifico e Lifo a scatti – anche in base al costo medio ponderato, Fifo e altre varianti Lifo. Per i fondi comuni è preferibile utilizzare il criterio del costo medio ponderato così da abbinare la rilevazione dei proventi con le ritenute subite dal percettore.

 

Svalutazione dei titoli

 

Mentre la svalutazione delle azioni, è sempre indeducibile, per obbligazioni e altri titoli la rettifica di valore sulla base dei prezzi rilevati nell’ultimo giorno o ultimo mese (titoli nell’attivo) o ultimo semestre (titoli iscritti tra le immobilizzazioni) è deducibile.

 

 

Dividendi italiani sempre imponibili al 5% (non conta la Pex)

 

 

Per le società di capitali che applicano i principi contabili nazionali e che investono in azioni (e titoli simili) la fiscalità varia notevolmente a seconda dell’iscrizione della partecipazione nell’attivo circolante o tra le immobilizzazioni e in funzione dei requisiti Pex.

 

 

I DIVIDENDI 

 

Procediamo con ordine, partendo da un punto fermo: la tassazione dei dividendi italiani non varia in base ai requisiti Pex e al bilancio, poiché questi importi sono in ogni caso parzialmente imponibili (la dividend exemption è del 95%, secondo l’articolo 89, comma 1, del Tuir), in base al principio di cassa, ai soli fini Ires e senza assoggettamento a ritenuta.

 

Più penalizzati i dividendi esteri, perché se provengono da Paesi a fiscalità privilegiata sono tassati integralmente; altrimenti – se sono assoggettati a ritenuta all’estero – il corrispondente credito di imposta (spettante nei limiti previsti da eventuali convenzioni internazionali) viene riconosciuto solo nella misura del 5%, pari alla percentuale di imponibilità del dividendo (articolo 165, comma 10, del Tuir).

 

 

LE PLUSVALENZE 

 

Per le partecipazioni in società di capitali italiane e in società ed enti non residenti che hanno i requisiti Pex (articolo 87), iscritte nelle immobilizzazioni finanziarie, è prevista l’imponibilità limitata al 5% della plusvalenza, mentre l’eventuale minusvalenza non è deducibile, neppure nella misura limitata del 5% (articolo 101, comma 1, del Tuir).

 

La parziale esenzione spetta se la società svolge un’attività commerciale effettiva e non è localizzata in un Paese a fiscalità privilegiata, ed è verificato l’ininterrotto possesso della partecipazione dal primo giorno del dodicesimo mese antecedente la vendita: la cessione prima di tale termine determina pertanto la piena rilevanza della plusvalenza come della minusvalenza.

 

Le partecipazioni iscritte nell’attivo circolante generano plusvalenze (ricavi per il Tuir) interamente imponibili e minusvalenze pienamente deducibili.

 

Limiti alla deducibilità delle minusvalenze sono previsti per le società che cedono – entro 36 mesi dall’acquisto – partecipazioni che hanno distribuito dividendi (Tuir, articolo 109, comma 3-bis e seguenti).

 

In merito alla valutazione a fine esercizio, le svalutazioni sono indeducibili, così come non imponibili sono le rivalutazioni o i ripristini di valore a prescindere dalla classificazione dei titoli nell’attivo o nelle immobilizzazioni e dei requisiti Pex.